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Luditerra: quando i margini diventano il centro

Roots of Play nasce da una domanda semplice ma decisiva: come possono professionisti delle arti performative, formatori e operatori culturali costruire competenze, reti e nuove opportunità continuando a lavorare nei territori periferici e rurali d’Europa?

Da questa domanda prende forma un percorso di cooperazione che mette in relazione il Molise e Granada, due territori differenti ma accomunati dalla volontà di trasformare la distanza dai grandi centri in uno spazio di ricerca, formazione e produzione culturale. Il gioco, il corpo, il clown e le arti performative diventano così strumenti per creare connessioni professionali e immaginare nuove possibilità di lavoro.

Quando i margini diventano il centro

Roots of Play parte da una prospettiva precisa: vivere e lavorare lontano dai grandi poli culturali non significa necessariamente trovarsi in una posizione di svantaggio. I territori cosiddetti marginali possono diventare luoghi privilegiati di sperimentazione, capaci di generare pratiche originali, relazioni più vicine alle comunità e nuovi modelli di cooperazione.

Il progetto prova quindi a rovesciare lo sguardo. Il margine non viene considerato qualcosa da colmare, ma un punto dal quale osservare, creare e costruire. Molise e Andalusia diventano due laboratori reali in cui confrontare esperienze, metodologie e modi differenti di lavorare attraverso la cultura.

Formarsi insieme

Al centro del percorso c’è la formazione dei professionisti. Artisti, trainer e cultural manager sono chiamati a condividere strumenti e competenze che non riguardano soltanto la pratica artistica, ma anche la capacità di progettare, costruire reti, lavorare con i territori e rendere sostenibile il proprio percorso professionale.

La formazione diventa quindi uno spazio trasversale in cui competenze artistiche, pedagogiche, progettuali e organizzative possono incontrarsi. Non si tratta semplicemente di trasferire tecniche da un partner all’altro, ma di mettere in comune esperienze, domande e pratiche per costruire insieme nuovi strumenti.

Il gioco come linguaggio comune

Il concetto di “play” attraversa tutto il progetto. Giocare non significa semplificare il lavoro o renderlo meno rigoroso. Significa creare uno spazio in cui sia possibile sperimentare, assumersi un rischio, cambiare prospettiva e costruire una relazione senza conoscere già il risultato.

Nel teatro, nel clown e nella pedagogia del corpo, il gioco permette di lavorare sull’ascolto, sull’errore, sulla presenza e sulla relazione. Nel progetto europeo diventa anche una metafora operativa: imparare insieme significa accettare di entrare in un processo aperto, in cui ogni partner può modificare il proprio punto di vista.

Molise e Granada

Roots of Play mette in relazione Gravità Inversa APS in Molise e El Semillero – Escuela Internacional de Clown a Granada. Due realtà con esperienze, contesti e traiettorie differenti, ma accomunate da una ricerca che attraversa clown, arti performative, formazione e lavoro con le persone.

Il confronto tra i due territori permette di osservare come pratiche simili possano assumere forme differenti a seconda del contesto. Il progetto nasce proprio da questa possibilità: non cercare un modello unico da replicare, ma costruire un dialogo tra esperienze capaci di contaminarsi.

Competenze, reti e sostenibilità

Una delle questioni centrali del progetto riguarda il futuro professionale di chi lavora nella cultura. In molti territori periferici le opportunità sono frammentate, le reti professionali più deboli e la continuità lavorativa difficile da costruire.

Per questo Roots of Play non si concentra soltanto sulla formazione artistica. Il percorso vuole rafforzare anche la capacità di costruire collaborazioni, sviluppare progetti, creare reti europee e generare opportunità sostenibili. La crescita professionale viene pensata come qualcosa che non riguarda il singolo artista, ma l’intero ecosistema culturale in cui opera.

Dalla formazione alla comunità

Le competenze sviluppate durante il progetto non sono destinate a rimanere all’interno del gruppo di lavoro. Workshop, momenti di confronto, attività pubbliche, restituzioni e strumenti condivisi permettono di riportare ciò che viene appreso nei territori di provenienza.

In questo modo la cooperazione europea può produrre un impatto che va oltre la mobilità dei partecipanti. Una competenza acquisita da un professionista può trasformarsi in un laboratorio, una collaborazione, un nuovo progetto o una relazione capace di continuare nel tempo.

Costruire Europa dai territori

Roots of Play interpreta l’Europa non soltanto come uno spazio geografico o istituzionale, ma come una rete di persone e pratiche che possono imparare le une dalle altre. Cooperare significa mettere in circolo esperienze, condividere problemi e provare a costruire risposte comuni senza cancellare le differenze.

Per Gravità Inversa questa dimensione è particolarmente importante: partire dal Molise e costruire relazioni internazionali significa affermare che anche un territorio piccolo può partecipare alla produzione culturale europea, portando con sé la propria esperienza, le proprie fragilità e le proprie risorse.

Mettere radici per creare nuove possibilità

Il nome Roots of Play tiene insieme due immagini apparentemente opposte: le radici, che parlano di appartenenza, territorio e continuità, e il gioco, che apre all’imprevisto, al movimento e alla trasformazione.

È proprio tra queste due dimensioni che si colloca il progetto. Restare radicati nei propri territori senza smettere di costruire connessioni. Rafforzare le competenze senza irrigidire le pratiche. Creare opportunità professionali senza perdere la dimensione umana e comunitaria del lavoro culturale.

Perché lavorare dai margini non significa necessariamente essere lontani dal centro. A volte significa avere la possibilità di costruirne uno nuovo.

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